Sicurezza di prodotto o di processo?

Se passi davanti a un negozio IKEA, ti potrà capitare di trovare questo strano dispositivo.

È una scatola di plexiglas trasparente, contenente una poltrona IKEA, uno strano braccio robotico con due grandi pistoni che spingono la sedia e un contatore. È una specie di esperimento di simulazione di una persona di 80 kg. seduto e in piedi, ripetuto per migliaia e migliaia di volte.

Probabilmente hai guardato il bancone, hai visto un numero come 999.999-1.000.000- … e hai fatto un po’ di matematica mentale…

 “Probabilmente io e la mia famiglia potremmo sederci e alzarci in media 10 volte al giorno, 3.650 totali all’anno … quindi questa sedia durerà almeno 300 anni “ 

E con la giusta fiducia nella sua robustezza, hai deciso di comprarla.

Ora pensiamo a un software critico per la sicurezza: ti potrebbe essere richiesto di certificare secondo il severo standard DO-178C, fino al livello A. Bene, guardando questa o altre normative di sicurezza correlate, potresti trovare che associato al livello A, hai una probabilità di errore 10E-9 ore di volo. Ok, ancora matematica… significa:

1 miliardo di ore senza problemi, o meglio 115.740 anni

Centoquindicimila anni! Sembra abbastanza buono, non è vero? Tranne il fatto che… per il software, in realtà non funziona così. Cosa significa veramente DAL-A? Letteralmente, significa Design Assurance Level: garanzia del DESIGN.

Ma la vera probabilità di un guasto del software è molto più alta … alcuni esperti dicono che la probabilità è 1 ovvero il 100%! Potresti essere abbastanza sicuro che il tuo software fallirà! Pensa al tuo sistema operativo desktop o mobile … puoi immaginare un’app per il tuo smartphone o computer che resista migliaia di anni senza crash o bug?

 E pensi che il software avionico possa essere reso così solido per millenni? Possa davvero essere rilasciato fin dall’inizio totalmente senza bug? 

NON È COSÌ

ed ora ti spiego perché.

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Stai proteggendo il tuo Business dai rischi dello Sviluppo Software?

Mi capita molto spesso di parlare con molti di voi professionisti che si occupano di sviluppo software a vari livelli (sviluppatori, manager, imprenditori) e spesso mi confronto con una preparazione tecnica ineccepibile, eccezionale: molto spesso migliore della mia! 

Avendo lavorato pure io per oltre vent’anni nel puro sviluppo software critico, in settori come telecomunicazioni, aerospaziale, automazione industriale e altri ancora, soprattutto agli esordi e per parecchi anni a seguire, mi sono sempre sentito sicuramente un vero “nerd” su tanti argomenti, nel senso positivo di sviluppatore appassionato e sempre aggiornato su qualunque novità e innovazione, con la sensazione di essere imbattibile nel mio settore. Anche se poi purtroppo ho dovuto smettere di seguire alcune di queste tecnologie, perché rimanere aggiornati risulta sempre più difficile, in quanto si spende un sacco di tempo per altre attività più “noiose” e burocratiche e nel frattempo la tecnologia corre molto veloce.

Infatti, chi lavora da anni quotidianamente immerso in un settore specifico, applicando sempre più spesso la stessa tecnica, un tool, un linguaggio sviluppa una padronanza tale della materia da avere letto più o meno tutto quello che esiste sull’argomento, sperimentato varie soluzioni e alla fine si sente circondato da un’aura di sicurezza, di confidenza che d’altra parte è del tutto motivata, sia dalla teoria che dai fatti. Difficile se non impossibile prenderli in fallo: d’altronde, anche nel tuo specifico caso… sei giustamente convinto che, nel tuo lavoro, te la cavi piuttosto bene e non hai bisogno di consigli, giusto? 

Ecco, questo è un po’ quello che mi capita quotidianamente, lavorando con tanti clienti diversi in vari settori:

spesso uno si ritrova un po’ chiuso nel suo habitat tecnologico e informativo, convinto di sapere esattamente quali sono i propri punti di forza e le debolezze sulle quali lavorare e sviluppa una sorta di diffidenza, di chiusura verso apporti esterni di esperienza, di consigli, se non addirittura di corsi o consulenze che vengono ritenute inutili e superflue

con il rischio di essere inavvertitamente esposti ai rischi continui e inaspettati legati allo sviluppo del Software e la conseguenza di mettere in pericolo il proprio Business (da cui il concetto di Business-Critical)

In realtà, ci sono almeno due aspetti aggiuntivi che nulla tolgono alla competenza e capacità tecnologica nel proprio settore specifico, ma che sono fondamentali per gestire i variegati rischi relativi allo sviluppo di codice e di conseguenza per poter rispondere alla incredibile complessità dello sviluppo software, che rimane l’attività umana intellettiva più complessa in assoluto: in termini di numero di giorni/uomo, un qualunque software applicativo neanche troppo sofisticato batte senza problemi la complessità, la varietà, il tempo impiegato nella creazione anche di grandi opere come la Divina Commedia o la Cappella Sistina.

Di seguito, cercherò di spiegarvi come la mia esperienza costellata di errori, di passi falsi, di pessime esperienze sia stata implementata con una serie di suggerimenti, di strategie prima appresi da studi teorici, da Master, da approfondimenti, poi sperimentati negli anni su vari fronti e infine distillati in un metodo che potrebbe rivelarsi fondamentale su come fare a cambiare rotta e a gestire tutti gli aspetti critici dello sviluppo applicativo.

Vediamo quali sono questi due approcci fondamentali ma che chi è troppo immerso negli aspetti puramente tecnologici e specifici del settore tende a trascurare, preso com’è dalla quotidianità e dalla fretta di consegnare, di soddisfare il cliente, di rispondere al management.

“Il mio settore NON è differente”

Avendo avuto a che fare, nella mia esperienza come sviluppatore prima e come libero professionista dopo, con tantissimi settori e mercati diversi, dal gestionale all’aerospaziale, dal ferroviario all’industriale, dalle telecomunicazioni al web, una cosa mi è molto ben chiara: nessun settore è VERAMENTE differente. 

Le esigenze, le tecniche, le problematiche e le relative soluzioni sono per carità specifiche di ogni specifico mercato, che ha le sue peculiarità che lo rendono un po’ unico, ma le parti VERAMENTE uniche e irripetibili sono solo una piccola parte

E tutto questo fa tendere gli addetti ai lavori a specializzarsi un po’ troppo, a concentrarsi solo su sé stessi e a comportarsi un po’ come un’isola, una comunità che comunica molto al suo interno ma poco con l’esterno.

In realtà, dati alla mano di decine di progetti e consulenze fatte un po’ in tutto il mondo con clienti con esigenze apparentemente diverse, ci sono molte più somiglianze, comunanze, similarità di problemi e relative soluzioni, travasi possibili di conoscenze, tecniche comuni applicabili a settori appunto “differenti”.

E’ molto probabile che un problema ritenuto invalidante e insormontabile in un settore, sia stato già risolto brillantemente da un’altra parte e che, con i dovuti adattamenti, si possa replicare la soluzione anche in un contesto completamente diverso

Per questo motivo, è sempre molto importante rimanere costantemente aggiornati, non soltanto tramite letture, corsi e consultando altri specialisti come te, ma allargando lo spettro di conoscenze e rivolgendosi a professionisti che abbiano avuto esperienze diverse e possano travasare il loro bagaglio culturale maturato in ambiti distinti in consigli che non ti aspetteresti e che anche gli esperti del tuo settore non applicherebbero da soli.

Non di sola tecnica vive l’uomo

L’altro aspetto che mi è saltato all’occhio soltanto in questi ultimi anni, quando oltre ad avere esperienze internazionali di vario tipo ho deciso di ampliare i miei studi e affrontare in maniera seria e professionale tematiche apparentemente divergenti, è qualcosa per il quale ero completamente cieco all’inizio della mia carriera da “nerd” innamorato solo degli aspetti informatici, della novità tecnologica, dell’innovazione a tutti i costi: insomma, convinto che con la “tecnica” e le persone giuste, nulla era impossibile.

Il problema è che, col passare degli anni, mi sono accorto che sempre più spesso… nonostante tutti i presupposti teorici fossero corretti, nonostante tecnologicamente ci si fosse dotati del meglio, nonostante ci si fosse circondati dai migliori cervelli… inspiegabilmente, i progetti andavano male lo stesso, i tempi si allungavano inspiegabilmente, i costi esplodevano in mano come fuochi d’artificio e i reparti, se non intere Business Unit o aziende, chiudevano i battenti.

Che cosa succedeva di così inspiegabile per un “tecnico” sinceramente appassionato come me?

Grazie anche e soprattutto agli studi recenti di questi ultimi anni, ho capito che ci sono intere discipline, aspetti ignorati di gestione aziendale, anche retroscena culturali ed economici se non addirittura politici spesso del tutto trascurati da noi “specialisti” che riuscivano regolarmente a rovinare progetti perfetti, personale ben addestrato, tool all’ultimo grido e tecnologie che sprizzavano modernità da ogni poro.

Ci sono aspetti non prettamente tecnologici ma molto più strategici molto ben conosciuti e rispettati in America e altre Nazioni ma quasi del tutto trascurati e ignorati in Italia, che fanno la differenza non solo tra un progetto di sviluppo software di successo o uno fallimentare, ma in generale si rivelano fondamentali per la sopravvivenza stessa di un’azienda o di un brand e il settore dello Sviluppo Software non fa eccezione: anzi! 

Un aspetto del tutto basilare e fondamentale è la Strategia: concetti fondamentali di Marketing (nel senso buono del termine di “verità detta bene”, non in quello rovinato dalle Wanne Marchi nostrane) come il Focus e il Positioning sul mercato e rispetto alla concorrenza (vedi appunto “Focus” e altri libri fondamentali di Al Ries), la Pianificazione preventiva (e non solo la risoluzione dei problemi a posteriori…), il delicatissimo aspetto della Gestione di Clienti e Fornitori

Questo e altri che per brevità non citerò in questo articolo, sono argomenti che è corretto definire assolutamente non tecnici ma che è sbagliato trascurare, delegare solo agli altri perché anche se non si ha una leva immediata per cambiare le cose nella propria posizione, saperle riconoscere e valutare è estremamente importante, in quanto le ripercussioni sono molto più veloci e le conseguenze molto più dirette di quello che puoi immaginare.

Aspetti che sono sempre stati ignorati se non apertamente osteggiati dai “tecnici” nostrani, io per primo negli anni iniziali della mia carriera, che li vedevano come qualcosa di estraneo, di “impuro”, dedicato appunto ai manager e ai “politici”. Non per altro se non per una immeritata cattiva luce dettata dalla cronaca, un’ombra scura riflessa da elementi estranei che impedivano di vederne gli aspetti veramente innovativi e soprattutto le conseguenze nella propria vita lavorativa. 

Peccato che poi molti di noi poi si siano trovati, a volte loro malgrado, nelle stesse posizioni manageriali se non addirittura imprenditoriali e abbiamo cominciato a capire che molta della politica, della gestione, della burocrazia che tanto ci spaventava se non addirittura ci faceva senso, è diventata ahimé parte integrante del nostro lavoro quotidiano.

Ma la realtà di fatto è che non esiste una soluzione puramente “tecnica” ai problemi dello sviluppo moderno del software: parlando ad esempio di una metodologia molto comune in questi anni e ampiamente abusata, soprattutto da chi non la conosce bene come l’AGILE Manifesto, l’edizione 2018 dell’Annual State of Agile Report fornisce una risposta piuttosto netta:

solo il 4 percento di chi ha risposto al più grande sondaggio su AGILE, ha affermato che le tecniche permettono una maggiore adattabilità alle condizioni del mercato

Capisci cosa vuol dire?

Che il 96% delle aziende che applicano AGILE, non ne hanno un reale, misurabile vantaggio in termini appunto di agilità, di adattabilità ai caotici tempi moderni che cambiano le carte in tavola di continuo.

Per cui è chiaro che non può esistere una sola tecnica, un linguaggio, un tool, un metodo che sia in grado di proteggere il tuo Business da tutti i rischi dello sviluppo software.

E allora? Cosa si può fare, visti gli scenari così preoccupanti e le soluzioni presentate finora così poco adeguate?

La soluzione? Ora c’è

Quindi alla fine, torniamo alla domanda fondamentale dell’articolo:

COME FARE A PROTEGGERE IL TUO BUSINESS DA TUTTI I RISCHI RELATIVI ALLO SVILUPPO SOFTWARE?

Il modo c’è e necessariamente non è semplice, non può esserlo: deve essere una strategia su più fronti, che agisca su più livelli non solo tecnici e quindi di Processo ma anche StrategiciEconomiciManageriali e non ultimo di Supporto.

5 aspetti fondamentali, 5 vertici di un metodo completo e integrale che consenta di evitare i passi falsi commessi prima di te da altre persone, che permetta il travaso di conoscenze e di tecniche di successo da altri settori nel tuo.

Questo metodo, frutto di decenni di esperienza mia e dei grandi “guru” e collaboratori che mi hanno aiutato in questa impresa come Vance Hilderman (CEO di AFuzion, il più grande esperto al mondo di software avionico), Niroshan Rajadurai (Evangelist di Continuous Integration e Software Factory), si chiama M.E.D.S:

Method for

Efficient

Development of

Software

e nasce, come detto, per proteggere il TUO Business dagli errori nello Sviluppo Software, che TU non sarai costretto a ripetere.

Per saperne di più, come prima cosa ti puoi guardare questo video introduttivo:

e se desideri maggiori informazioni sul prossimo pubblico Corso M.E.D.S. che si terrà a Milano il 5-6-7 Novembre, puoi lasciare i tuoi dati qui e verrai immediatamente ricontattato:

https://www.softwaresicuro.it/MEDS

o scrivere una mail a:

assistenza@softwaresicuro.it

Che il tuo Business prosperi sicuro!

Massimo Bombino

Presentazione corso M.E.D.S.

Questo video servirà a presentare il nuovo corso M.E.D.S. sul metodo più innovativo e strategico mai visto in Italia nel campo del software critico:
Method for 
Efficient 
Development of 
Software

Presentato da Massimo Bombino, una delle autorità di riferimento del software Safety-Critical in Italia, e da Giuseppe Randazzo, esperto di sofware per la robotica, il webinar parlerà di questo nuovo metodo M.E.D.S. e di come si stia affermando, grazie anche al libro Software Sicuro, come  

l’unico modo di gestire un progetto software in maniera efficiente, sicura e soprattutto remunerativa   

Infatti, non sarà solamente un corso tecnico, anche se ovviamente verranno trattate alcune tematiche avanzate, ma si tratterà di un vero e proprio corso che si rivolge principalmente a MANAGER NEL MONDO DEL SOFTWARE: quindi a tutti coloro che gestiscono team (o intere aziende) dove il software giochi un ruolo fondamentale nel fornire le funzionalità del prodotto.


I 5 principi fondamentali del corso M.E.D.S:

  1. STRATEGIA
  2. ECONOMIA
  3. GESTIONE
  4. SUPPORTO
  5. PROCESSO

sono l’unico modo per tenere sotto controllo non solo gli aspetti tecnici (dove sicuramente sei già bravo, ma qualcosa da imparare c’è sempre anche e soprattutto dagli eccellenti co-docenti come appunto Giuseppe Randazzo e… un importantissimo ospite che verrà svelato nel webinar!), ma soprattutto aspetti di marketing specifico per il software, di posizionamento sul mercato, di costi e di ritorno dall’investimento, di gestione di team anche distribuiti geograficamente, della gestione dell’imprevistoe altre tematiche di sicuro mai affrontate in Italia, almeno non in uno stesso corso.


Tu pensa come potresti essere avanti rispetto alla concorrenza, applicando queste tecniche… che saranno poi ben esposte nel corso M.E.D.S. Milano (17-19 Settembre).

Il videoPresentazione corso M.E.D.S.” è disponibile sul nostro canale YouTube:

I 10 peggiori errori nel software che devi assolutamente evitare

Qual è la classifica dei 10 peggiori errori nel software che potrebbero far saltare il tuo progetto o la tua azienda?

Ho commesso errori nella mia vita professionale, tanti, anche se fortunatamente non troppi: è la strada inevitabile degli innovatori, dei curiosi, di chi adotta tecnologie promettenti o al contrario è obbligato a utilizzare quelle vecchie per vincoli aziendali imposti. Ancora più spesso, mi sono trovato a gestire i problemi degli altri! Guai a ripetizione per scelte magari fatte da chi c’era prima di me, o gerarchicamente sopra di me, o che metteva i soldi ma non si rendeva conto di quello che erano le conseguenze di certe scelte.

Ma oltre agli effetti negativi, per i quali ho quasi sempre dovuto trovare personalmente delle soluzioni o comunque dei rimedi, ho passato anche tantissimo tempo a pensare a come evitare di farli in futuro e come evitare che li facessero i miei clienti e i miei collaboratori.

Così come ci sono tanti colleghi, clienti, partner strategici con cui mi confronto quotidianamente, che da sempre vista la mia passione e dedizione alla tecnologia, mi hanno riferito le loro “disgrazie” sulle quali siamo finiti a ragionare insieme, al lavoro ma spesso anche in orari improponibili a cena se non dopocena, passati a parlare di lavoro ed elaborare insieme una soluzione, un rimedio ma soprattutto il modo per scongiurare il loro ripetersi.

Da queste cattive esperienze e dall’enorme fatica fatta per comprenderle in profondità, ho imparato tanto: mi permetto di suggerirti quali sono i 10 peggiori errori, in modo che tu possa evitare le stesse conseguenze disastrose in futuro, e le migliori strategie per evitarli.

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Software Sicuro: il libro!

E’ uscito il mio primo libro!!

SOFTWARE SICURO

COME SVILUPPARE SOFTWARE SICURO E STABILE IN MODO EFFICIENTE, RIPETIBILE ED ECONOMICO

 

TRASFORMA LO SVILUPPO SOFTWARE DA RISCHIO E COSTO, A VANTAGGIO COMPETITIVO STRATEGICO. ANCHE SE NON HAI ESPERIENZA SPECIFICA.

La tua azienda sta producendo pessimo software, bruciando prezioso budget in una spirale che presto ti manderà gambe all’aria. Te ne sei già accorto? E cosa stai facendo per evitarlo?

 

Per avere una copia gratis:

info@softwaresicuro.it

 

Il segreto su come battere la concorrenza dei paesi low-cost nel software

Oggi vincere la sfida contro i paesi emergenti low-cost nel campo della produzione di software e firmware non è cosa facile. Quasi tutte le PMI, dopo la crisi del 2008, hanno subito profondi cambiamenti e hanno dovuto reinventare un metodo diverso per sopravvivere a queste potenti economie in espansione.

Dopo la crisi molte piccole e medie aziende di produzione di sistemi dove la componente software ha un peso crescente, hanno sperimentato la guerra dei prezzi provenienti da queste nuove economie, che spesso sono generate non solo dal bassissimo costo della manodopera seppur qualificata di ingegneri e tecnici, ma anche da politiche di aiuto statale dei paesi stessi.

Oltre a subire questo attacco a livello economico, spesso aziende spregiudicate si sono copiate anche i nostri marchi, incuranti di ogni brevetto o registrazione. Ho un cliente che ha addirittura subito una causa legale negli USA perché il suo distributore ufficiale lo ha portato in tribunale per aver venduto direttamente sul mercato a clienti finali senza riconoscere una commissione al distributore. Alla fine il risultato è stato che erano stati dei cinesi a copiare talmente bene il prodotto, con funzionalità apparentemente identiche, marchio e imballo incluso, che persino il distributore non si era accorto della truffa!!

Chissà quante altre storie probabilmente anche tu stesso hai vissuto o sentito raccontare, aziende ridotte a dimezzare o chiudere definitivamente per via di questa concorrenza sleale, basata sullo sfruttamento delle persone abbinato a politiche di aiuto statale dei paesi stessi.

Quando sei investito da questo tipo di concorrenza, all’inizio provi a resistere facendo la cosa apparentemente più logica: abbassare il tuo prezzo! Si inizia sempre in questo modo, ovviamente abbassare il prezzo è l’arma più immediata che hai a disposizione, ma anche la più pericolosa.

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Scrivere software è come scrivere un romanzo di Harry Potter

HAI MAI CONSEGNATO UN TEMA, UN ARTICOLO, UN LIBRO SENZA RILEGGERLO?

    OPPURE LO HAI MAI MANDATO IN STAMPA COSI’ COM’ERA, SPERANDO CHE IL LETTORE O IL PROFESSORE TROVASSERO LORO I TUOI ERRORI ?

    SE LO RILEGGI: OGNI QUANTO LO FAI?

 

Tu normalmente quando scrivi cosa fai, aspetti di avere scritto 300 pagine per dare una rilettura? O 50? Ovviamente la risposta è uguale per tutti: NO.

Questo è un esempio che faccio spesso ai miei clienti più digiuni dell’importanza teorica e pratica dell’attività di test del software.

 

Scrivere un software è come scrivere un libro: soprattutto quando si tratta di rileggerlo

 

Prendiamo uno studente, un professionista di un altro settore, un giornalista, uno scrittore. Possiamo prendere noi stessi come esempio, perché nella vita a partire dai banchi di scuola in poi, qualcosa l’abbiamo scritta: quando rileggiamo quello che abbiamo scritto?

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ROBERTO BAGGIO può insegnarti a vendere meglio il tuo software?

O IL DILEMMA DEL CALCIO DI RIGORE

Cos’hanno in comune Roberto Baggio, soprattutto quando ha dovuto calciare un tiro di rigore fondamentale per il Campionato Mondiale ed i miei clienti quando propongo loro una reale, efficace, collaudata strategia per risolvere veramente i loro problemi tecnologici?

Cosa c’è in comune tra un calcio di rigore e la scelta di un metodo, di un tool, di un processo aziendale? E perché certi errori come quelli del Mondiale del 94 ti ossessionano tutta la vita?

Si tratta di un fenomeno psicologico che capita nel mondo tecnologico ma che si può applicare a tantissimi altri ambiti.

Rappresenta lo stato di indecisione protratta e di mancata azione anche in caso i vantaggi di una scelta siano evidenti, concreti e reali

Nel mio caso sono aziende anche multinazionali, che di fronte a tecnologie innovative anche se provate e sicure che potrebbero far salvare soldi, tempo se non addirittura vite umane, preferiscono tentennare, aspettare, rimandare.

Anche se perdi tutto il tempo che vuoi e gli prospetti, mostrandogli tutti i vantaggi di questo mondo, loro rimarranno sempre dalla parte del NON FARE. Del RIMANDARE. Del MANTENERE LO STATUS QUO

 

Il 90% decide comunque di… NON decidere e di continuare così come prima, anche di fronte a vantaggi evidenti e misurabili.

 

 Perché? E’ una cosa che ha tanti nomi, a me piace chiamarla:

 

 PARADOSSO O DILEMMA DEL CALCIO DI RIGORE

 

Non ricordo i dati statistici esatti ma la domanda di base è: come si fa a calciare con successo un calcio di rigore assolutamente fondamentale, diciamo il rigore della vita? Magari ai Mondiali?

Bene, un calciatore metodico che si mettesse con approccio scientifico basato su calcolo delle probabilità, teoria dei giochi etc. si potrebbe guardare tutte le statistiche e scoprirebbe che diciamo il 43% dei portieri si butta a sinistra, ed il 47% si butta a destra (magari le statistiche cambiano di qualche punto percentuale ma la proporzione è questa).

A questo punto qual è la migliore strategia?

TIRARE AL CENTRO!

 

Infatti c’è solo il 10% di possibilità che il portiere te lo pari… 9 volte su 10 faresti goal… sarebbe la strategia (quasi) perfetta. Certo, c’è sempre qualcosa che può andare male… il portiere può capirlo e rimanere fermo, potresti tirare alto, beccare la traversa… vi ricorda forse qualcosa a voi italiani?

Bene, ora senza andare a ripescare una lunga serie di partite ed episodi famosi, perché quasi nessun calciatore tira al centro? Neanche se un coach gli spiegasse che è il metodo più certo? Che gli potrebbe garantire una probabilità altissima di successo (tranne che al povero Roberto Baggio)?

C’è un motivo psicologico, che è lo stesso identico per un publican, ristoratore, manager di un’azienda che si chiama semplicemente

 

PAURA DI SBAGLIARE

 

Se nella gara della vita, i Mondiali del 94 ad esempio, davanti ad un miliardo di persone in mondovisione, invece di fare il tuo dovere minimo e fare un tiro “normale” a destra o a sinistra, tu calci al centro e il portiere te la para, o la tiri alta… un miliardo di persone ti prenderanno in giro per tutta la vita e ti considereranno un fallito. Per sempre. Bollo di infamia.

Fa niente che la possibilità a secco fosse stata 1/10 di sbagliare e 9/10 di fare goal, la psiche umana è fatta in modo da non calcolare veramente le possibilità di una scelta e di procedere per istinto, non prende decisioni razionali se non a fatti avvenuti. Così come non compriamo un antifurto o un’assicurazione infortuni finché non rubano a noi o al vicino.

Quindi non è paura di sbagliare in toto:

è paura di intraprendere una strada nuova ed essere infamati solo e soprattutto per quello!

Perché Baggio avesse fatto un tiro normale, a destra o a sinistra, magari con effetto e avesse sbagliato… nessuno avrebbe detto niente, o quasi. Era il suo dovere quello di provare uno dei due lati, destro o sinistro, così come era dovere del portiere provare a pararla. Se vinceva il portiere… amen.

Invece così… hai voluto fare il furbo? Hai tirato al centro che è una soluzione apparentemente banale, ma efficace, che nessun fa? E perché hai fatto diverso dagli altri? Se non lo fa nessuno, perché ci hai provato tu? Così pensa la gente e non c’è (quasi) nulla che possa fare per fargli cambiare idea, soprattutto quando è troppo tardi.

Stessa cosa un Manager: sia che vada bene o male con la tecnologia attuale, con i tool acquistati in passato, con le metodologie applicate finora, perché mai dovrebbe prendere e mettersi a buttare tutta la sua sicurezza (o insicurezza) all’aria per l’ignoto di qualcosa di nuovo, innovativo e ragionevolmente sicuro?

Sarà una tecnologia buona, sarà di successo, sarà in crescita ma… amen. Chi deve prendere la decisione nuova, innovativa, dirompente piuttosto dice: per ora sto qua alla finestra ad aspettare. Perché se ho successo bene… ma se sbaglio e questa tecnologia fa schifo e i numeri, il fatturato, le metriche non migliorano, avrò un esercito di persone che mi rimprovereranno a vita: i capi, i colleghi, i soci, i dipendenti, le banche, i miei familiari se perdo lavoro.

“TE L’AVEVAMO DETTO!”

“COSA TI SEI ANDATO AD INVENTARE?”

“AVEVAMO IL NOSTRO MODO DI LAVORARE, PERCHÉ’ L’ABBIAMO ABBANDONATO?”

“CON IL VECCHIO MODO DI LAVORARE SAPEVAMO I PROBLEMI A CUI ANDAVAMO INCONTRO”

 

Queste parole, così come i fischi del pubblico, sono quelle che ti risuonano nella mente prima di ancora di fare qualunque passo: e se succede veramente questo, se un tuo cliente ha paura di sbagliare, di innovare, di essere dirompente, allora non c’è attività di vendita, non c’è tentativo di spingere, di piazzare una cosa innovativa nella mente di uno che la pensa così e che non cambierà MAI idea, se non quando è troppo tardi o quando una buona parte dei concorrenti ha adottato questa tecnologia ma oramai è tardi per averne un vantaggio competitivo.

 

Il tuo cliente non te lo dice ma pensa:

e se faccio la fine di Roberto Baggio? Deriso per sempre?

 

Fa niente che da un punto di vista statistico, logico, scientifico avesse ragione. Non è passato alla storia per aver rischiato, osato, sfidato il portiere con una tecnica incredibile: è passato alla storia per un errore banale. E di questo ha paura il TUO cliente.

Ed è per quello che la TUA strategia deve essere completamente diversa… e coordinata. Devi fornire prove, evidenze, misure, metriche, KPI prima. Devi fornire testimonianze, referral, casi di studio reali. E spesso non basta: devi offrire anche prove gratuite, valutazioni, proof-of-concept. E via discorrendo. Altrimenti nessuno ti crederà sulla parola, neanche quando i vantaggi sembrano immediati, reali, visibili. C’è sempre questa maledetta paura di sbagliare, di prendere la via nuova per la vecchia.

Capisci ora perché serve un METODO che ti aiuti, ti guidi, ti consigli non solo nello sviluppare il tuo prodotto, nel renderlo il migliore, il più moderno, efficiente, avanzato se poi una volta che è sul mercato la gente non te lo compra perché non sai dimostrare PRIMA che non farai fare brutta figura? Che non li farai fallire davanti alla propria azienda?

E quindi tutto il tuo ciclo di sviluppo, oltre ad essere efficiente, veloce, ottimizzato per tagliare costi, rischi e tempi, dovrà essere concepito anche per poter misurare, quantificare, evidenziare i vantaggi, verificarne le performance, farlo provare ai tuoi futuri clienti, ricevere feedback dal campo, testimonianze dai primi utilizzatori. Questo ed altro ancora è l’obiettivo di questa serie di articoli e del mio futuro libro… dove affronterò questi ed altri temi.

per avere un’anteprima dei primi capitoli del mio libro non appena saranno pronti.

Per cui come sempre: stay tuned!

La cultura, questa sconosciuta! (prima parte)

La cultura è importante, ce lo ripetono fin da piccoli. Studiate e diventerete qualcuno. Specializzatevi e farete successo. Quante volte ce lo siamo sentiti dire? E bene o male abbiamo sempre adottato questo approccio alla nostra vita lavorativa: tramite un corso formale di studi, universitario e successivo, oppure tramite corsi professionali e infine tramite auto-apprendimento.

Siamo degli esperti nel nostro settore, ne sappiamo più degli altri, più dei nostri collaboratori e dei nostri concorrenti, o almeno si spera. Non ci fermiamo mai: non è che finito il ciclo di studi abbiamo appoggiato i libri in biblioteca a prender polvere. Mai quanto vorremmo, ma cerchiamo di rimanere aggiornati: tramite corsi online o in aula, riviste di settore, blog specializzati, newsletter, webinar… le sorgenti di sapere sono tante, fin troppe se pensiamo al tempo che abbiamo.

Ma lo sappiamo: la concorrenza è in agguato e se non ci formiamo noi e rimaniamo al passo coi tempi, anzi davanti agli altri possibilmente, è un attimo rimanere indietro prima con il know-how e poi con le vendite. E di conseguenza, con la leadership o comunque la posizione di mercato. Quindi non mettiamo neanche in discussione di dover essere in continua formazione, in costante aggiornamento sulle tecnologie riguardanti il nostro specifico settore, qualunque esso sia.

E per le tecnologie che non sono sotto il nostro diretto controllo, che non fanno parte del nostro core-business, ci affidiamo ad esperti interno o esterni: un commercialista per gli aspetti fiscali, un avvocato per quelli legali, un’azienda di logistica esterna per i trasporti. E’ un approccio normale e corretto: la mia tecnologia, arte, servizio vero e proprio che vendo e che mi differenzia sul mercato lo curo personalmente come manager o imprenditore, o con un team specializzato. Tutto quello che non è strategico, lo delego a funzioni aziendali preposte o a società esterne specializzate.

Certo, un po’ ne voglio comunque capire. Per non farmi fregare. Per poter scegliere strategicamente. Per capire quello che mi viene offerto. Per contestare quando le cose non vanno. Giusto un po’, senza diventare specialista: gli esperti di tutte le competene non strategiche li assumo o li metto sotto contratto, ma intanto un po’ mi informo.

 

E il software? Scusa, che male ti ha fatto esattamente il software?

 

  • Pensi che il software si faccia da solo?
  • Che sia sufficiente “mio cuggino che ne sa di computer”?
  • Che il team di ingegneri meccanici, elettronici, hardware siano tutti comunque in grado di “sviluppare”?
  • Sei sicuro che in un’azienda di decine di persone, con team di progetto magari di 10-15 persone che curano tutti gli aspetti elettronici, meccanici, elettrici, prestazionali, estetici siano sufficienti 1-2 softwaristi “perché il software da sviluppare tanto è poco”?
  • Pensi che uno “smanettone”, come vengono chiamati i programmatori, si aggiorni da solo alle nuove tecnologie?
  • Pensi veramente che il ruolo crescente del software in termini di funzionalità non ne faccia anche crescere la criticità?
  • Ritieni inutile avere anche solo una conoscenza di base perché tanto ci sono gli esperti?

 

Se hai risposto un secco NO a tutte queste domande, forse questo blog non fa veramente per te. Ma se hai qualche dubbio… continua a leggere.

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SOFTWARE DA INCUBO!

 

“Siamo in ritardo per colpa del software”

“Dovremmo adottare un nuovo processo di sviluppo ma non abbiamo il tempo”

“Un tool molto interessante ma non c’è budget, mi spiace”

“ Il nostro metodo di sviluppo software è molto artigianale”

“Non abbiamo tempo di testare perché dobbiamo uscire col prodotto”

“Il test è noioso e costoso, dobbiamo tagliare i tempi”

“Vogliamo stare concentrati sul nostro core-business”

“Dobbiamo richiamare 10.000 unità dal mercato per un problema”

“Alcune persone si sono ferite utilizzando il nostro dispositivo”

“I parenti dei nostri clienti vittime di incidenti con i nostri veicoli si sono organizzati in una class-action”

 

Se qualcuna di queste frasi ti è nota perché è girata nella tua azienda o in quella di un tuo concorrente, oppure se il solo sentirla ti fa venire un brivido freddo: allora questo blog è per te.

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La tua azienda sta producendo pessimo software, bruciando prezioso budget in una spirale che presto ti manderà gambe all’aria. Te ne sei già accorto? E cosa stai facendo per evitarlo?
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